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Cava Manara acquista la propria denominazione dalle gesta del bersagliere Luciano Manara, che durante la campagna del 1849 eroicamente si oppose agli austriaci.
L'abitato di Cava ebbe notorietà fin dall'epoca romana, essendo una "mansio" e, quindi, luogo frequentato da viaggiatori provenienti dal nord e dal sud. Anticamente il suo agro era una grande palude, rasentata da qualche strada di una certa importanza. Basti pensare a quelle, non lontane, che adducevano alle Gallie, attraverso la Lomellina e il Verellese. "Summium" (Sommo) e "Sabulum" (Sabbioni) erano spesso nominate a fianco di "Cavea Taberna" (l'odierna Cava Manara).
Il Casato degli Olevano dominò a lungo la zona dal secolo X agli albori dell'età moderna. A fianco degli Olevano compaiono pochi altri nomi: Eustachi, Tacconi, Mandelli e Torti.
Dappertutto vi sono i segni della presenza degli Olevano, che risale, ufficialmente, a Federico Barbarossa, da cui ebbero in feudo per sé e per i propri discendenti anche la residenza nobile.
Del presunto fortilizio antico rimangono due tratti di bastioni in via Olevano, includenti arcosolli e vestigia di apparenti casermette, nonché murature settecentesche, unite da ponte aereo attraverso la strada.
Storia dell'amministrazione
I Liguri furono i primi popoli che vennero ad abitare l'alta Italia. Sembra che una loro tribù o famiglia detta dei Levi abbia occupato la regione che da essa prese il nome cioè la Lomellina.
Questo nome, infatti, deriva da "Laevorum mellum" o collare dei Levi. In ciò è evidente il riferimento alla configurazione del territorio simile ad una collana. Erano i Liguri un popolo parco nel vitto, abituato ai disagi della povertà, paziente e tenace, agricoltore e guerriero quando la necessità lo richiedeva.
Aveva un grande culto per i suoi morti. Verso l'anno 225 A.C., secondo antichi storici, i Levi furono assoggettati alla repubblica Romana, a cui rimasero sempre fedeli ricevendone in compenso immunità e privilegi.
Giulio Cesare, quale ricompensa per averne ottenuto delle legioni, accordò loro la cittadinanza romana. Così avvenne che con gli altri popoli transpadani essi subirono l'opera assimilatrice di Roma.
L'origine del nome di Cava, secondo il Casalis, sarebbe dovuta a ciò: "le inondazioni frequenti del Po e del Ticino hanno fornito e mantengono la cavità di questo luogo che ne prese il nome, avvegnanchè l'abitato siane costrutto sulla più elevata parte".
Cava era paese di transito perciò di interesse commerciale: infatti i viandanti passavano di qui e si fermavano prima di scendere alla via Emilia o di proseguire per Pavia e Milano, oppure di salire per la Cottuta, la strada militare romana.
Già in quei tempi a Cava numerose erano "le tabernae" o osterie. Alla caduta dell'Impero romano tutta la Lomellina cadde sotto la dominazione prima dei Goti, comandanti da Teodorico, poi dei Longobardi. Durante questa dominazione, sotto il Re Liutprando, avvenne il trasporto delle reliquie di S. Agostino, protettore del paese, dalla Sardegna a Pavia, passando da Cava. Come scrisse Carlo Magno all'Arcivescovo di Milano, S.Agostino apparve sul sagrato della chiesa cavese ad alcuni pellegrini diretti a Roma (Cava era sulla via Franchigena percorsa dai pellegrini che andavano dal nord Europa a Roma e da Roma a Santiago de Compostela).
Dopo il dominio dei Franchi, il paese seguì le vicende dell'Italia settentrionale sotto i diversi Imperatori che la dominarono. Ricordiamo Federico Barbarossa ed i suoi discendenti; la dominazione dei Visconti e quella degli Sforza. La Parrocchia fù costituita con atto legale il 24 novembre 1616 ed ai marchesi Olevano il diritto, conferito loro dai cavesi per i benefici ricevuti, di scegliere il parroco. Essi erano i signori del territorio di Cava e dei paesi vicinori, che avevano avuto in feudo da Federico Barbarossa molte terre della Lomellina (Mortara, S. Giorgio, Olevano, Cergnago, ecc.).
La chiesa, di forma ottagonale, copia di quella esistente nel paese di Olevano, fu incominciata nel 1770. I marchesi abbellirono il paese con portici, piazze, opere di pubblica utilità, quali case, strade, mura. Durante le tre famose guerre di successione, il paese subì i frequenti passaggi delle truppe francesi ed imperiali con conseguenze e danni immensi per la popolazione. Nel 1707 la maggior parte della Lomellina, compresa Cava, passò sotto il Duca Vittorio Amedeo di Savoia, diventando provincia del Piemonte. Cava contava allora 500 abitanti. Da segnalare durante il periodo della rivoluzione francese e de Regno d'Italia, il passaggio, la sera del 26 Maggio 1805, dell'Imperatore Napoleone Bonaparte e dell'Imperatrice Giuseppina sulla strada di Mezzana Corti e S. Martino Siccomario. I sovrani si recavano a Milano, in Duomo, per esservi solennemente incoronati. Con la caduta di Napoleone ritorno degli antichi governanti. E' in questo periodo che la parrocchia di Cava, con molte altre, passa sotto la diocesi di Vigevano. Nel 1817 Vittorio Emanuele I, sollecitato dal Marchese Gaetano Olevano, concedeva, con un decreto, il mercato settimanale e la fiera di S. Agostino.
20 Marzo 1849 - Difesa gloriosa ma purtroppo vana di Luciano Manara e dei suoi bersaglieri al ponte del Gravellone (confine tra il Piemonte e il Lombardo-Veneto). Nella seduta del 24 Luglio 1862, il Comune di Cava decise, per l'avvenire, di aggiungere al paese la denominazione di Manara in omaggio all'eroe che aveva combattuto nei suoi dintorni. Questa patriottica deliberazione fu poi approvata da Vittorio Emanuele II con Regio Decreto de 15 Marzo 1863.
Ciò che segnò il maggior sviluppo di questo paese fu l'unione, nel 1868, dei Comuni di Gerrecchiozzo e di Torre dè Torti, secondo un decreto che esigeva che i Comuni non avessero meno di 1500 abitanti. Già fin dall'anno 1838 Mezzana Corti era stata incorporata da Gerrecchiozzo: ora si trattava di unire gli altri due Comuni a Cava Manara e questo si potè fare dopo una delibera avvenuta in Municipio il 14 Febbraio 1868, presenti i Sindaci ed i Consiglieri di Gerrecchiozzo e Torre dè Torti.
Un illustre figlio di questo paese è il celebre matematico Antonio Bordoni. Egli nacque il 19 Luglio 1788 a Mezzana Corti dove la famiglia possedeva terre e case.
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